giovedì 31 marzo 2016

Rimini, Sabato 2 aprile 2016 Gran Loggia 2016 - Moreno Neri presenta "In cerca di Ipazia"



Gran Loggia 2016, tutti i libri in rassegna. L’incontro con gli autori del Servizio Biblioteca

Servizio BibliotecaAnche quest’anno per la Gran Loggia 2016, il Servizio Biblioteca presenta una ricca rassegna di libri di interesse massonico. Il tradizionale ‘Incontro con gli autori’ propone per due giorni al Palacongressi di Rimini ben undici pubblicazioni spaziando, attraverso firme conosciutissime, dalla storia alla sociologia, dal simbolismo all’antropologia, fino ad interessare le scienze cosiddette tradizionali. Le presentazioni avranno inizio nel pomeriggio del primo giorno di lavori nella Biblioteca del Vascello per l’occasione in trasferta in Romagna.

Sabato 2 aprile ● Ore 16:00
NeriIN CERCA DI IPAZIA presentato dall’autore Moreno Neri. È bene che si torni a parlare dell’alessandrina Ipazia, la prima donna filosofa e matematica di cui abbiamo documentazione, scomparsa l’8 marzo 415 d.c. e divenuta simbolo della libertà di pensiero e di altri numerosi valori, come è ufficio del simbolo. Protagonista del film Agora (2009) di Alejandro Amenábar e oggetto di un libro del 2010 della bizantinista Silvia Ronchey, inaspettato best seller, la sua vicenda è qui riletta a partire dalla sua riscoperta da parte del proto-massone John Toland (1669-1722). Testimone e vittima, erede e messaggera della tradizione pitagorico-platonica (il modo in cui in Occidente si è manifestata la Tradizione unica) questa linea limpida e robusta, libera e responsabile, si è presto incardinata nella Libera Muratoria attraverso l’opera del Fratelli Voltaire e Gibbon. Fatta a pezzi da fanatici cristiani, il suo sacrificio usque ad sanguinem è ancora una macchia indelebile e un tema per molti aspetti troppo conturbante. Rivolta all’armonia cosmica, la vita e la morte di Ipazia rappresentano una differente visione sacrale dell’universo e della vita, incluso il genio femminile, che ancora oggi si vuole sopprimere con mezzi più subdoli e sottili. Moreno Neri, è discepolo della Tradizione unica e universale, specialmente di quella occidentale, classica e umanistica che dall’antichità giunge fino al Rinascimento. Dal 2000 si è dedicato alla scrittura, curando, commentando e traducendo (dall’inglese, dal francese e dal greco antico)  opere su Pletone, sul Tempio Malatestiano e su Sigismondo Pandolfo Malatesta, uno dei patroni della rinascenza neoplatonica. Nel 2006 è stato scoperto da Giovanni Reale che gli ha affidato il compito dell’edizione completa delle opere del bizantino Pletone, “principe dei filosofi del suo tempo”. Per le collane filosofiche dirette da Reale ha pubblicato “Macrobio / Commento al sogno di Scipione” (2007), “Giorgio Gemisto Pletone / Trattato delle virtù” (2010) e “Gotthold Ephraim Lessing – Johann Gottfried Herder / Dialoghi per Massoni” (2014). È caporedattore de “L’Acacia”, rivista di studi esoterici, e membro del Comitato Scientifico di nuovo Hiram, rivista del Grande Oriente d’Italia.





Scoprimento del busto di Giovanni Venerucci - video

video

Servizio di Gianluigi Luccarelli su 7Gold Emilia Romagna - Sestarete

Foto del busto di Giovanni Venerucci 2°

Foto di Gianni Benelli


























Foto del busto di Giovanni Venerucci 1°

Foto Emilio Salvatori











lunedì 14 marzo 2016

Scoprimento del busto di Giovanni Venerucci - Rimini, giovedì 17 marzo 2016, h. 16.30


In occasione del 155° Anniversario dell’Unità d’Italia, l’Amministrazione comunale di Rimini organizza una cerimonia celebrativa nel corso della quale verrà scoperto un busto di Giovanni Venerucci, il primo e più celebre patriota risorgimentale riminese che perì nella sfortunata spedizione organizzata dai Fratelli Bandiera nel 1844.
L’evento è organizzato con la collaborazione dell’Associazione “Giovanni Venerucci” che si è fatta promotrice dell’iniziativa donando al Comune di Rimini il busto del patriota riminese realizzato dallo scultore e Fratello Orazio Vitaliti.
L’Associazione “Giovanni Venerucci”, fondata a Rimini nel 1983 su impulso di Antonio Calderisi, Gran Maestro Onorario “alla memoria” del Grande Oriente d’Italia venuto a mancare nel novembre del 2011, dopo essersi impegnato, fino all’ultimo dei suoi giorni, per la “primavera” della Massoneria, è da anni iscritta al Registro regionale dell’Emilia-Romagna delle associazioni di promozione sociale e, come espressione profana, riunisce tutti i Fratelli delle Logge all’Oriente di Rimini (RL “Giovanni Venerucci” n. 849 e RL “Guido Nozzoli” n. 1282) e all’Oriente di Riccione (RL “Europa” n. 765 e RL “Giovine Europa Orgoglio Massonico” n. 1466).
Fu proprio il 25 luglio 2011, in occasione delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia durante un convegno di “Omaggio a Giovanni Venerucci”, realizzato dal Comune di Rimini con la collaborazione dell’Associazione “Giovanni Venerucci”, dell’Associazione Mazziniani d’Italia - sezione di Rimini e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - comitato di Rimini, per commemorare il patriota riminese, che l’Associazione “Giovanni Venerucci” lanciò l’idea di realizzare un busto del patriota riminese.
Al protomartire risorgimentale è dedicata una targa, posta sotto il municipale Palazzo dell’Arengo, inaugurata il 28 ottobre 1900 dalla Federazione “Giuseppe Mazzini” durante una cerimonia che vide la partecipazione di quattromila persone, rimossa a seguito del terremoto del 1916 e ripristinata soltanto il 29 luglio 1961 per iniziativa dell’Associazione Veterani e Reduci Garibaldini in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia. Esisteva, inoltre, un busto in gesso del martire, modellato nel 1912 dallo scultore Enrico Panzini e appartenente ai discendenti dell’eroe, distrutto dai bombardamenti aerei della II Guerra Mondiale e di cui resta una foto conservata nella civica Biblioteca Gambalunga. Di qui l’idea di realizzare un busto in bronzo dedicato a Venerucci, di cui si è fatto sollecito e ottimo esecutore il Fratello Orazio Vitaliti. L’approvazione dell’Assessore alla Cultura Prof. Massimo Pulini, il perfezionamento dell’atto di donazione al Comune di Rimini-Assessorato alla Cultura, l’individuazione di un luogo idoneo per la collocazione del busto bronzeo e i relativi problemi tecnico-burocratici hanno protratto i tempi di questa nobile intenzione di testimoniare nel tempo, con un’opera che rimarrà patrimonio della Città, l’adesione ideale a quei valori e principi universali che hanno motivato i tanti Italiani che hanno combattuto e sono morti per realizzare l’unità e la libertà del Paese. Ma, infine, giovedì 17 marzo 2016 alle ore 16.30 si svolgerà la cerimonia di scoprimento del busto di Giovanni Venerucci, significativamente collocato nel Centro Storico in Via Fratelli Bandiera all’incrocio di Via Giovanni Venerucci.

Giovanni Venerucci nasce a Rimini il 2 novembre 1808. Fabbro-ferraio, giovanissimo partecipa ai moti del 1831 la cui fiammata da Modena si propagò subitamente nelle Romagne, raggiunse le Marche e accese l’Umbria. Affilato alla “Capanna” carbonara dei “Fratelli del Dovere”, sottoposto a una rigorosa sorveglianza della polizia pontificia, perse il lavoro. Ciononostante, nell’aprile del 1832, ottenne il passaporto per recarsi a Foligno, città funestata da un recente terremoto, dove sperava di trovare lavoro. Verso il 1837 lo ritroviamo a Trieste, dove salpò per Corfù, isola allora protettorato inglese in cui gli era stato promesso un lavoro. Qui si affiliò alla Giovine Italia e fu membro della Loggia “Fenice” n. 1 all’Oriente di Corfù, fondata con patente del Grande Oriente di Francia il 23 giugno 1843.
Partecipa alla sfortunata spedizione dei Fratelli Bandiera che si conclude con la cattura da parte delle truppe borboniche di Venerucci e di altri undici compagni di spedizione. II 25 luglio 1844, in località Vallone di Rovito in provincia di Cosenza, Giovanni Venerucci e altri otto partecipanti alla spedizione vengono mandati a morte, mentre a tre loro compagni è comminato l’ergastolo.
Fiero e imperturbato, con l’intrepida serenità del martire, di fronte al plotone di esecuzione,  dopo aver baciato ad uno ad uno i compagni, si rivolge ai soldati gridando loro: “Fratelli, tirate al petto e risparmiate la testa; poi gridate come noi: Viva l’Italia!”. Per l’irregolarità delle scariche, morì per ultimo, di nuovo gridando: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva la patria”.
Di lui ci resta un ritratto disegnato prima dell’esecuzione da uno dei graziati della spedizione dei Bandiera, Giovanni Pacchioni (1819-1887), litografo e scultore, repubblicano e Libero Muratore.




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