lunedì 14 marzo 2016

Scoprimento del busto di Giovanni Venerucci - Rimini, giovedì 17 marzo 2016, h. 16.30


In occasione del 155° Anniversario dell’Unità d’Italia, l’Amministrazione comunale di Rimini organizza una cerimonia celebrativa nel corso della quale verrà scoperto un busto di Giovanni Venerucci, il primo e più celebre patriota risorgimentale riminese che perì nella sfortunata spedizione organizzata dai Fratelli Bandiera nel 1844.
L’evento è organizzato con la collaborazione dell’Associazione “Giovanni Venerucci” che si è fatta promotrice dell’iniziativa donando al Comune di Rimini il busto del patriota riminese realizzato dallo scultore e Fratello Orazio Vitaliti.
L’Associazione “Giovanni Venerucci”, fondata a Rimini nel 1983 su impulso di Antonio Calderisi, Gran Maestro Onorario “alla memoria” del Grande Oriente d’Italia venuto a mancare nel novembre del 2011, dopo essersi impegnato, fino all’ultimo dei suoi giorni, per la “primavera” della Massoneria, è da anni iscritta al Registro regionale dell’Emilia-Romagna delle associazioni di promozione sociale e, come espressione profana, riunisce tutti i Fratelli delle Logge all’Oriente di Rimini (RL “Giovanni Venerucci” n. 849 e RL “Guido Nozzoli” n. 1282) e all’Oriente di Riccione (RL “Europa” n. 765 e RL “Giovine Europa Orgoglio Massonico” n. 1466).
Fu proprio il 25 luglio 2011, in occasione delle celebrazioni del 150° dell’Unità d’Italia durante un convegno di “Omaggio a Giovanni Venerucci”, realizzato dal Comune di Rimini con la collaborazione dell’Associazione “Giovanni Venerucci”, dell’Associazione Mazziniani d’Italia - sezione di Rimini e dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano - comitato di Rimini, per commemorare il patriota riminese, che l’Associazione “Giovanni Venerucci” lanciò l’idea di realizzare un busto del patriota riminese.
Al protomartire risorgimentale è dedicata una targa, posta sotto il municipale Palazzo dell’Arengo, inaugurata il 28 ottobre 1900 dalla Federazione “Giuseppe Mazzini” durante una cerimonia che vide la partecipazione di quattromila persone, rimossa a seguito del terremoto del 1916 e ripristinata soltanto il 29 luglio 1961 per iniziativa dell’Associazione Veterani e Reduci Garibaldini in occasione del primo centenario dell’Unità d’Italia. Esisteva, inoltre, un busto in gesso del martire, modellato nel 1912 dallo scultore Enrico Panzini e appartenente ai discendenti dell’eroe, distrutto dai bombardamenti aerei della II Guerra Mondiale e di cui resta una foto conservata nella civica Biblioteca Gambalunga. Di qui l’idea di realizzare un busto in bronzo dedicato a Venerucci, di cui si è fatto sollecito e ottimo esecutore il Fratello Orazio Vitaliti. L’approvazione dell’Assessore alla Cultura Prof. Massimo Pulini, il perfezionamento dell’atto di donazione al Comune di Rimini-Assessorato alla Cultura, l’individuazione di un luogo idoneo per la collocazione del busto bronzeo e i relativi problemi tecnico-burocratici hanno protratto i tempi di questa nobile intenzione di testimoniare nel tempo, con un’opera che rimarrà patrimonio della Città, l’adesione ideale a quei valori e principi universali che hanno motivato i tanti Italiani che hanno combattuto e sono morti per realizzare l’unità e la libertà del Paese. Ma, infine, giovedì 17 marzo 2016 alle ore 16.30 si svolgerà la cerimonia di scoprimento del busto di Giovanni Venerucci, significativamente collocato nel Centro Storico in Via Fratelli Bandiera all’incrocio di Via Giovanni Venerucci.

Giovanni Venerucci nasce a Rimini il 2 novembre 1808. Fabbro-ferraio, giovanissimo partecipa ai moti del 1831 la cui fiammata da Modena si propagò subitamente nelle Romagne, raggiunse le Marche e accese l’Umbria. Affilato alla “Capanna” carbonara dei “Fratelli del Dovere”, sottoposto a una rigorosa sorveglianza della polizia pontificia, perse il lavoro. Ciononostante, nell’aprile del 1832, ottenne il passaporto per recarsi a Foligno, città funestata da un recente terremoto, dove sperava di trovare lavoro. Verso il 1837 lo ritroviamo a Trieste, dove salpò per Corfù, isola allora protettorato inglese in cui gli era stato promesso un lavoro. Qui si affiliò alla Giovine Italia e fu membro della Loggia “Fenice” n. 1 all’Oriente di Corfù, fondata con patente del Grande Oriente di Francia il 23 giugno 1843.
Partecipa alla sfortunata spedizione dei Fratelli Bandiera che si conclude con la cattura da parte delle truppe borboniche di Venerucci e di altri undici compagni di spedizione. II 25 luglio 1844, in località Vallone di Rovito in provincia di Cosenza, Giovanni Venerucci e altri otto partecipanti alla spedizione vengono mandati a morte, mentre a tre loro compagni è comminato l’ergastolo.
Fiero e imperturbato, con l’intrepida serenità del martire, di fronte al plotone di esecuzione,  dopo aver baciato ad uno ad uno i compagni, si rivolge ai soldati gridando loro: “Fratelli, tirate al petto e risparmiate la testa; poi gridate come noi: Viva l’Italia!”. Per l’irregolarità delle scariche, morì per ultimo, di nuovo gridando: “Viva l’Italia, viva la libertà, viva la patria”.
Di lui ci resta un ritratto disegnato prima dell’esecuzione da uno dei graziati della spedizione dei Bandiera, Giovanni Pacchioni (1819-1887), litografo e scultore, repubblicano e Libero Muratore.




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giovedì 25 febbraio 2016

In cerca di Ipazia


Moreno Neri
In cerca di Ipazia

Anno/Year 2016
66 pagine/pages
23 illustrazioni/illustrations.
12x19 cm.
ISBN 978-88-97080-92-3
€7.80


Questo “aureo libriccino” è la rielaborazione del contributo al Convegno IPAZIA (Filosofa  e Scienziata IV-V sec. d.C.) Inno alla Libertà Fondamentalismi  passati e recenti, organizzato dal Collegio Sybaris del Rito Simbolico Italiano allOriente di Rossano, sabato 13 Dicembre 2014 presso l’auditorium  Amarelli di Rossano (CS), e della relazione svolta in occasione del 40° Anniversario del Capitolo Osiride n. 12 di Ferrara dellOrdine della Stella dOriente, domenica 11 ottobre 2015 presso il salone d’onore di Palazzo Roverella a Ferrara.
È bene che si torni a parlare dell’alessandrina Ipazia, la prima donna filosofa e matematica di cui abbiamo documentazione, scomparsa l’8 marzo 415 e divenuta simbolo della libertà di pensiero e di altri numerosi valori, come è ucio del simbolo. Protagonista del film Agora (2009) di Alejandro Amenábar e oggetto di un libro del 2010 della bizantinista Silvia Ronchey, inaspettato best seller, la sua vicenda è qui riletta a partire dalla sua riscoperta da parte del proto-Massone John Toland (1669-1722). Testimone e vittima, erede e messaggera della tradizione pitagorico-platonica (il modo in cui in Occidente si è manifestata la Tradizione unica) questa linea limpida e robusta, libera e responsabile, si è presto incardinata nella Libera Muratoria attraverso l’opera dei Fratelli Voltaire e Gibbon.
Fatta a pezzi da fanatici cristiani, il suo sacrificio usque ad sanguinem è ancora una macchia indelebile e un tema per molti aspetti troppo conturbante. Rivolta all’armonia cosmica, la vita e la morte di Ipazia rappresentano una dierente visione sacrale dell’universo e della vita, incluso il genio femminile, che ancora oggi si vuole sopprimere con mezzi più subdoli e sottili.


Moreno Neri, nato sotto il segno dell’Ariete nel 1954, è discepolo della Tradizione unica e universale, specialmente di quella occidentale, classica e umanistica che dall’antichità giunge fino al Rinascimento. Vive a Rimini, dove negli spensierati anni ’80 e ’90 è stato un noto imprenditore di eventi culturali e luoghi del loisir. Dal 2000 si è dedicato alla scrittura, curando, commentando e traducendo (dall’inglese, dal francese e dal greco antico) per un quinquennio opere su Pletone, sul Tempio Malatestiano e su Sigismondo Pandolfo Malatesta, uno dei patroni della rinascenza neoplatonica. In questo mannello di traduzioni, curatele e collaborazioni si trovano, tra gli altri, Charles Yriarte, E.M. Forster, Aldous Huxley, Ezra Pound, Adrian Stokes, Henry de Montherlant, Charles Mitchell, Maria Grazia Pernis, Laurie Schneider Adams, Giuseppe Scaraa e Silvia Ronchey. Ma nella sua città ha incontrato perlopiù persone con una lunga esperienza nei roghi e nel saccheggio. Nel 2006 è stato scoperto da Giovanni Reale che gli ha adato il compito dell’edizione completa delle opere del bizantino Pletone, “principe dei filosofi del suo tempo”. Per le collane filosofiche dirette da Reale ha pubblicato Macrobio / Commento al sogno di Scipione (2007), Giorgio Gemisto Pletone / Trattato delle virtù (2010) e Gotthold Ephraim Lessing - Johann Gottfried Herder / Dialoghi per Massoni (2014).
È caporedattore de L’Acacia Rivista di studi esoterici e membro del Comitato Scientifico di nuovo Hiram Rivista del Grande Oriente d’Italia. Molti suoi inediti su carta sono online su internet, indizio sicuro del fatto che scrive più di quanto pubblichi. La sua prossima pubblicazione è la traduzione e commento del “codice” 247 “A Platone in difesa della retorica” di Elio Aristide in Fozio / Bibliotheca; a cura di Luciano Canfora. Sta ultimando la raccolta degli scritti politici di Pletone sotto il titolo Siamo Elleni, cui seguirà l’edizione dei suoi due trattati antiaristotelici.





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giovedì 24 dicembre 2015

Commemorazione Giovanni Venerucci - Rimini 19 dicembre 2015







CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE
DEL MARTIRE GIOVANNI VENERUCCI
sabato 19 dicembre 2015, ore 10,30
Cimitero di Rimini


L’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, con sede nel palazzo del Vittoriano a Roma - Comitato Provinciale di Rimini, e le seguenti Associazioni Risorgimentali della Romagna: Associazione Mazziniana Italiana - Sezioni di Ravenna e di Rimini; Associazione Mazziniana della Repubblica di San Marino, ANVRG (Associazione Nazionale Veterani e Reduci Garibaldini) - Sezioni di Ravenna e Rimini; Società Conservatrice del Capanno Garibaldi - Ravenna; Pensiero e Azione - Società Cooperativa Culturale e Ricreativa di Ravenna; Associazione “Giovanni Venerucci” di Rimini; Comitato Capitan Giulietti di Rimini
hanno organizzato il giorno sabato 19 dicembre 2015 alle ore 10,30 con appuntamento all’ingresso principale del Cimitero di Rimini e successivo raggruppamento alla tomba di GIOVANNI VENERUCCI (2 novembre 1808-25 luglio 1844), un evento commemorativo della figura del patriota risorgimentale riminese.

Giuseppe Pacchioni, Ritratto di Giovanni Venerucci, litografia (Archivio fotografico, Biblioteca Gambalunga, Rimini)





CERIMONIA DI COMMEMORAZIONE DEL MARTIRE
OPERAIO DELLA REPUBBLICA E DELLA LIBERTÀ,
GIOVANNI VENERUCCI FUCILATO
CON I FRATELLI BANDIERA NEL 1844

1. Esecuzione dell’Inno di Mameli;
2. Saluto dell’Assessore alla Cultura del Comune di Rimini, prof. Massimo Pulini (assente);
3. Prolusione di Luigi Liverani;
4. Scoprimento targa ad opera della madrina: prof.ssa Eleonora Bairati (assente), discendente della sorella di Giovanni Venerucci;
5. Intervento di Moreno Neri sulla vita e la spiritualità di Venerucci;
6. Conclusioni dell’avv. Gustavo Raffi;
7. Esecuzione dell’Inno di Garibaldi.











venerdì 30 ottobre 2015

Su Eventi Oggi


da http://www.eventioggi.net/evento-dialogo-fra-un-profano-ed-un-massone-la-spezia-714530





Primo dei sei incontri dedicati alla mostra 'La Tradizione della Libera Muratoria. Documenti e vicende dalla Lunigiana Storica'.
In questa occasione Moreno Neri, coautore de 'Il Bussante. Che cos'è (e non è) la Massoneria', con la partecipazione di Giorgio di Sacco Rolla, presenterà il libro, mettendo in scena un simpatico dialogo tra un massone ed un profano. L'incontro sarà coordinato dall'avvocato ed esperto di storia della Massoneria Francesco Paolo Barbanente.

L'incontro è ad ingresso libero.
Per maggiori info contattare
Museo Etnografico 'Giovanni Podenzana'
via del Prione, 156 - La Spezia
tel. 0187 258570 o 0187751747
mail museo ! etnografico | laspeziacultura ! it

Oggi su La Nazione e su Il Secolo XIX di La Spezia


giovedì 29 ottobre 2015

Dialogo fra un profano e un massone


Dialogo fra un profano e un massone

Intervengono Moreno Neri, coautore del libro “Il bussante”. Che cos’è e non è la Massoneria”  (Jouvence edizioni) e Giorgio di Sacco Rolla, coordina Francesco Paolo Barbanente

Sabato 31 ottobre ore 17 - CAMeC - Piazza C. Battisti 1 La Spezia 





La Spezia, Massoneria e Lunigiana Storica, eventi fino a gennaio. Primo incontro il 31 ottobre

Dopo l’inaugurazione alla Spezia della mostra “La tradizione della Libera Muratoria. Documenti e vicende dalla Lunigiana Storica“, ospitata dal Museo Etnografico fino al 13 dicembre, continuano gli eventi sulla Massoneria organizzati dall’amministrazione comunale in collaborazione con il Grande Oriente d’Italia. Sono sei gli appuntamenti in programma nel capoluogo spezzino, cinque al CAMeC (Centro di Arte Moderna e Contemporanea) e uno presso il Centro Salvador Allende, che presenteranno al grande pubblico, a partire dal 31 ottobre, identità e fini dell’istituzione liberomuratoria che estende i propri contenuti in vari rami del sapere. Storia, arte, società saranno gli ambiti di discussione, con al centro del dibattito la natura umanitaria, filosofica e morale della Massoneria, organizzazione fraterna tra le più antiche e popolari del mondo, cercando di rispondere ai più diffusi interrogativi che animano l’opinione pubblica in materia. “Dialogo fra un profano e un massone” (‘profano’, in gergo massonico, è chi non aderisce all’istituzione) è proprio il titolo del primo incontro che aprirà la rassegna, in programma fino al 23 gennaio. Intervengono Moreno Neri, coautore del libro “Il bussante”. Che cos’è e non è la Massoneria”  (Jouvence edizioni) e Giorgio di Sacco Rolla, coordinati da Francesco Paolo Barbanente, già presidente circoscrizionale della Liguria, nell’ambito del Grande Oriente, e autore del libro “A squadra e il compasso nel golfo dei poeti e dintorni. La Massoneria alla Spezia e nella Lunigiana Storica da Pontremoli a Deiva Marina dal fine del ‘700 al fascismo”. L’appuntamento è il 31 ottobre al CAMeC, in Piazza Battisti, alle ore 17.




La visita al Tempio Malatestiano - domenica 20 settembre 2015: racconto fotografico































E, per finire, Adele Corazza e Cristina Zoli, con Guido, il Piccolo Levriero Malatestiano,
che meriterebbe di entrare al Tempio più di tanti altri...